Istruzione e povertà educativa: accesso all’alta formazione uguale per tutti

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Istruzione e povertà educativa: accesso all’alta formazione uguale per tutti

In Italia l’istruzione terziaria tecnica dopo il diploma di scuola superiore sta leggermente aumentando anche se rimane piuttosto bassa se paragonata alla media dei Paesi OCSE, come ha sottolineato il neo-premier Draghi alle camere, annunciando un grande piano di rilancio per questo segmento formativo.

Anche quest’anno all’Istituto Tecnico Superiore Sistema Meccanica di Lanciano, in Abruzzo, abbiamo indagato il livello di istruzione delle famiglie di provenienza degli allievi per meglio capire il target al quale l’ITS si rivolge e le tendenze in atto.

Analizzando i dati degli ultimi cinque anni (un campione di circa 350 allievi), si rileva che per l‘89% delle famiglie di provenienza, l’allievo ITS rappresenta il primo membro ad aver accesso ad una formazione terziaria avanzata (almeno rispetto ai genitori) e se andiamo nel dettaglio il 40% dei genitori ha un livello di istruzione compreso tra elementari e medie. Leggermente aumentata (2 punti), rispetto alla precedente rilevazione, la percentuale di genitori con una laurea che rivela la crescita di fiducia, anche se lenta, nella formazione terziaria professionalizzante da parte di professionisti.

Questi risultati, interessanti per l’arco temporale di riferimento, confermano che, almeno nel caso Abruzzo ma credo sia ragionevolmente estendibile, l’ITS intercetta parte di quella domanda di formazione terziaria professionalizzante e qualificante che altrimenti non troverebbe risposta o peggio che verrebbe dispersa; questo ha tanto più valore se si considera che siamo un Paese con pochissimi laureati, altissima dispersione scolastica e con una drammatica presenza di NEET  “scoraggiati”(quasi 2 mln i giovani che non studiano e non lavorano)

La tendenza segnalata ribalta inoltre quel dato che ci dice che a lasciare la scuola prima del tempo siano spesso proprio i figli di chi non ha il diploma e quindi destinato alla povertà educativa e avvalora la scelta strategica geografica operata dal Miur nell’istituire gli ITS non necessariamente nei comuni più grandi, dove sono maggiori le opportunità formative, ma privilegiando le zone che si caratterizzano per la presenza della base produttiva di riferimento.

Con una percentuale nazionale di abbandoni pari a circa il 16.7% ed un tasso medio di occupazione di 83% (Rapporto di monitoraggio 2020, INDIRE) gli ITS svolgono la funzione di accrescere, almeno nel nostro contesto, le opportunità di accesso alla formazione qualificata, ed oggi in linea con tecnologie 4.0, a partire proprio da quelle fasce di popolazione che hanno più bisogno di sviluppare competenze adeguate per accedere ad un mercato del lavoro sempre più esigente e porre così le basi per rimanere occupati.

Questi dati, sebbene riferiti ad un’unica realtà, inducono ad una riflessione più profonda: quanto sia urgente un forte intervento di orientamento scolastico a livello sistemico, anche partendo dalle scuole medie, che riequilibri la scelta delle scuole tecniche nei confronti dei licei e che informi le famiglie sull’opportunità formativa post-diploma variegata, efficace e professionale offerta dagli ITS in linea con la vocazione manifatturiera dell’Italia. Senza parlare della questione di genere che chiede di essere affrontata urgentemente ed è anch’essa collegata strettamente al tema dell’orientamento.

In piena quarta rivoluzione industriale ed in epoca pandemica sappiamo che l’unica via per rispondere alla continua evoluzione e richiesta di competenze da parte del mercato del lavoro è l’istruzione e la formazione.  Sappiamo che il livello di istruzione fa crescere occupazione, stipendi e la possibilità di mantenere nel tempo il proprio lavoro: questo è l’unico vero “vaccino” contro chi paventa la crescente automatizzazione delle mansioni.

Antonio Maffei
Coordinatore
Fondazione di Partecipazione Istituto Tecnico Superiore Nuove Tecnologie per il Made in Italy
Sistema Meccanica
Lanciano (Ch)

 

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